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Previdenza complementare: dal 1° luglio 2026 nuove regole per aziende e lavoratori


A cura del Dott. Alberto Borelli – Consulente del Lavoro presso Borelli HR & Legal Advisor


Dal 1° luglio 2026 sono entrate in vigore nuove regole in materia di TFR e previdenza complementare, con effetti concreti sia per i lavoratori sia per i datori di lavoro.

La riforma introduce un sistema che richiede maggiore attenzione nella fase di assunzione, nella gestione delle scelte del lavoratore, nella raccolta della documentazione e nei flussi amministrativi connessi ai fondi pensione.

Per le aziende, quindi, la previdenza complementare non è più soltanto un tema payroll o amministrativo. Diventa un processo da presidiare con metodo, coinvolgendo HR, consulenza del lavoro e organizzazione documentale.



Previdenza complementare: perché è sempre più centrale

La previdenza complementare rappresenta uno strumento pensato per integrare la futura pensione pubblica.

Negli ultimi anni, le trasformazioni del sistema previdenziale hanno reso sempre più importante costruire, durante la vita lavorativa, una forma di risparmio aggiuntiva. In questo scenario, il TFR può assumere un ruolo centrale: può rimanere in azienda oppure essere destinato a una forma di previdenza complementare.

La scelta non è solo tecnica. Ha effetti sul futuro previdenziale del lavoratore e richiede informazioni chiare, complete e correttamente documentate.



La principale novità: il termine di 60 giorni

Una delle novità più rilevanti riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione.

Al momento dell’assunzione, il datore di lavoro dovrà consegnare al lavoratore l’informativa prevista dalla normativa. Da quel momento decorre un termine di 60 giorni, entro il quale il lavoratore potrà esprimere la propria scelta.

Il lavoratore potrà:

  • aderire a una forma di previdenza complementare;

  • rinunciare;

  • non effettuare alcuna scelta.

Proprio quest’ultima ipotesi rappresenta il cambiamento più significativo.

In assenza di una manifestazione di volontà entro il termine previsto, potrà scattare l’adesione automatica al fondo pensione individuato dal contratto collettivo applicato dall’azienda.

Nel fondo confluirà il TFR maturando e, ove previsto dal CCNL, anche la contribuzione del datore di lavoro e del lavoratore.



Chi rientra nel nuovo sistema

Le nuove regole non riguardano tutti i lavoratori indistintamente.

La disciplina interessa in particolare i lavoratori che non avevano mai avuto, prima del 1° luglio 2026, un rapporto di lavoro subordinato con iscrizione all’INPS.

Per chi cambia azienda, invece, resta fondamentale verificare la scelta già effettuata nel precedente rapporto di lavoro.

Se il lavoratore aveva già aderito a un fondo pensione, il nuovo datore di lavoro dovrà acquisire le informazioni necessarie per garantire la continuità della destinazione del TFR alla previdenza complementare.

Se, invece, il TFR era stato lasciato in azienda, continuerà ad applicarsi il regime ordinario, salvo eventuale scelta successiva del lavoratore.

Per questo motivo, in fase di assunzione diventa essenziale raccogliere una dichiarazione scritta che consenta di ricostruire correttamente la posizione previdenziale del dipendente.



Cosa cambia per le aziende

Per le imprese, la riforma comporta una revisione concreta delle procedure interne.

Il datore di lavoro dovrà verificare che il processo di assunzione sia aggiornato e che la gestione del TFR sia correttamente tracciata.

In particolare, sarà importante:

  • aggiornare la documentazione consegnata ai neoassunti;

  • predisporre informative chiare e complete;

  • raccogliere e conservare correttamente le dichiarazioni dei lavoratori;

  • verificare eventuali posizioni previdenziali pregresse;

  • monitorare il termine dei 60 giorni;

  • coordinare i flussi con l’ufficio paghe e il consulente del lavoro;

  • gestire comunicazioni e versamenti verso i fondi pensione.

Una gestione non strutturata può generare errori amministrativi, ritardi, comunicazioni incomplete o difficoltà nel ricostruire le scelte effettuate dal lavoratore.



TFR in azienda o fondo pensione: una scelta da comprendere

La scelta tra mantenere il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione dipende da diversi fattori: età del lavoratore, durata prevista della carriera, obiettivi previdenziali, propensione al rischio e caratteristiche del fondo.

Il TFR lasciato in azienda continua a rivalutarsi secondo il meccanismo previsto dall’articolo 2120 del Codice Civile.

Il TFR destinato a un fondo pensione, invece, viene investito secondo la linea scelta dall’iscritto. Questo può comportare una maggiore variabilità dei rendimenti, ma anche una diversa prospettiva di crescita nel medio-lungo periodo.

Per questo è importante che il lavoratore riceva informazioni adeguate e che l’azienda sia in grado di documentare correttamente ogni passaggio.

Un processo HR, amministrativo e documentale

La previdenza complementare non riguarda solo l’elaborazione delle buste paga.

Coinvolge la qualità dell’informazione fornita al lavoratore, la correttezza della documentazione raccolta, la gestione dei flussi amministrativi e la capacità dell’azienda di dimostrare di aver gestito correttamente il processo.

Per le imprese, prepararsi significa ridurre il rischio di errori operativi e costruire procedure più chiare, ordinate e documentabili.

Per i lavoratori, significa poter compiere una scelta più consapevole rispetto al proprio futuro previdenziale.



Il supporto di Borelli HR & Legal Advisor

Borelli HR & Legal Advisor supporta le aziende nella lettura delle novità, nella verifica delle procedure interne e nella corretta gestione degli adempimenti collegati a TFR e previdenza complementare.

Un controllo preventivo consente di individuare eventuali criticità, aggiornare la documentazione e costruire un processo coerente con le nuove regole.


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