Welfare aziendale 2026: una leva retributiva da gestire con metodo
- Borelli

- 9 giu
- Tempo di lettura: 5 min
Il welfare aziendale continua a essere uno degli strumenti più interessanti per le imprese che vogliono rafforzare il proprio sistema retributivo, migliorare il potere d’acquisto dei lavoratori e costruire politiche di retention più efficaci.
Non si tratta più solo di riconoscere un benefit aggiuntivo, ma di utilizzare il welfare come leva organizzativa, fiscale e gestionale.
Anche per il 2026, il tema dei fringe benefit resta centrale. L’articolo 51 del TUIR, riferimento normativo principale in materia di determinazione del reddito da lavoro dipendente, continua infatti a rappresentare il punto di partenza per comprendere quali beni, servizi e rimborsi possono essere riconosciuti ai dipendenti con trattamento agevolato.
Per le aziende, però, il punto non è soltanto conoscere le soglie disponibili.
Il vero tema è gestirle correttamente, monitorarle durante l’anno e documentare ogni passaggio.
Fringe benefit 2026: le soglie di esenzione
Per il 2026 resta confermato il doppio binario di esenzione per i fringe benefit.
La soglia generale è pari a 1.000 euro e si applica alla generalità dei dipendenti senza figli fiscalmente a carico.
La soglia maggiorata è pari a 2.000 euro e riguarda i dipendenti con figli fiscalmente a carico.
Si tratta di un’importante deroga rispetto alla soglia ordinaria storica di 258,23 euro, che continua a non applicarsi nel regime agevolato previsto.
Questa impostazione conferma la volontà del legislatore di utilizzare il welfare aziendale come strumento di supporto economico ai lavoratori e alle famiglie, ma anche come leva per rendere più flessibili e sostenibili le politiche retributive aziendali.
Cosa rientra nei fringe benefit
Nel paniere dei fringe benefit possono rientrare diversi beni e servizi riconosciuti al lavoratore.
Tra questi, ad esempio:
beni in natura;
buoni spesa e card acquisti;
auto aziendale;
prestiti;
alloggio;
rimborso delle utenze domestiche, come acqua, luce e gas;
rimborso dell’affitto della prima casa;
rimborso degli interessi sul mutuo della prima casa.
Proprio l’estensione ai rimborsi legati all’abitazione rappresenta uno degli aspetti più rilevanti per i lavoratori, perché consente di intervenire su voci di spesa quotidiane e particolarmente significative per il bilancio familiare.
Dal punto di vista aziendale, però, questi strumenti richiedono attenzione: ogni rimborso deve essere correttamente qualificato, documentato e gestito in coerenza con il limite di esenzione applicabile al singolo dipendente.
Soglia genitori: cosa deve fare il datore di lavoro
La soglia maggiorata di 2.000 euro per i dipendenti con figli fiscalmente a carico non si applica automaticamente.
Il lavoratore deve infatti presentare al datore di lavoro una dichiarazione scritta, indicando il codice fiscale dei figli fiscalmente a carico.
Questo passaggio è fondamentale dal punto di vista documentale.
L’azienda deve quindi predisporre un processo chiaro per raccogliere, conservare e aggiornare le dichiarazioni dei dipendenti interessati. Una gestione poco ordinata può generare errori in fase di payroll, applicazioni non corrette delle soglie o criticità in caso di controlli.
Un ulteriore aspetto da considerare riguarda l’applicazione della soglia a entrambi i genitori lavoratori dipendenti. Il beneficio, infatti, può essere riconosciuto a ciascun genitore, se entrambi ne hanno diritto, senza divisione del plafond all’interno del nucleo familiare.
Attenzione al superamento della soglia
Uno degli errori più frequenti nella gestione dei fringe benefit riguarda il superamento della soglia di esenzione.
Se il valore complessivo dei benefit supera il limite previsto, anche solo di un euro, l’intero importo diventa imponibile dal punto di vista fiscale e contributivo.
Non viene quindi tassata soltanto l’eccedenza.
Questo rende indispensabile un monitoraggio puntuale durante l’anno, soprattutto nelle aziende che riconoscono più tipologie di benefit o che gestiscono rimborsi in momenti diversi.
Il controllo non può essere effettuato solo a fine anno. Serve una gestione progressiva, collegata ai dati payroll e alle policy aziendali.
Buoni pasto 2026: cosa cambia
Un altro tema rilevante riguarda i buoni pasto.
Per i buoni pasto elettronici la soglia di esenzione passa a 10 euro giornalieri, mentre per i buoni pasto cartacei resta ferma a 4 euro giornalieri.
Questa differenza rende il formato elettronico sempre più vantaggioso, sia per il lavoratore sia per l’azienda.
Su base annua, considerando un numero medio di giornate lavorative, il passaggio al buono pasto elettronico consente di riconoscere un valore più elevato in esenzione fiscale e contributiva, migliorando l’efficienza dello strumento.
Per questo motivo, molte imprese potrebbero valutare l’abbandono del cartaceo a favore di soluzioni digitali più semplici da tracciare, gestire e integrare nei processi amministrativi.
Buoni pasto e indennità di mensa: attenzione alla gestione
I buoni pasto non devono essere gestiti in modo sovrapposto o indistinto rispetto ad altri strumenti, come l’indennità di mensa.
Non sono cumulabili con l’indennità di mensa nella stessa giornata e non possono essere utilizzati per integrare tale indennità ai fini del trattamento economico complessivo.
Il datore di lavoro deve quindi adottare un sistema coerente e univoco per ciascun dipendente e per ciascuna giornata.
Anche in questo caso, il tema è operativo: non basta scegliere lo strumento più conveniente, occorre applicarlo correttamente e in modo tracciabile.
Welfare aziendale: perché serve una strategia
Il welfare aziendale può offrire vantaggi concreti.
Per i lavoratori significa maggiore potere d’acquisto, supporto alle spese familiari e accesso a beni e servizi utili.
Per le aziende significa possibilità di costruire politiche retributive più efficienti, rafforzare la retention, migliorare l’employer branding e aumentare l’attrattività nei confronti dei candidati.
Tuttavia, questi benefici emergono solo quando il welfare viene gestito come un sistema.
Un piano welfare efficace dovrebbe essere costruito partendo da alcuni elementi:
analisi dei bisogni dei dipendenti;
definizione delle misure più coerenti;
verifica dei limiti fiscali e contributivi;
predisposizione della documentazione necessaria;
coordinamento con payroll e amministrazione del personale;
comunicazione chiara ai lavoratori;
monitoraggio periodico delle soglie.
Senza questi passaggi, il rischio è trasformare uno strumento utile in una criticità amministrativa.
Il ruolo della consulenza nella gestione dei benefit
La gestione di fringe benefit, buoni pasto e rimborsi richiede un approccio integrato tra HR, amministrazione del personale, payroll e consulenza del lavoro.
Le aziende devono valutare non solo il beneficio economico immediato, ma anche la sostenibilità organizzativa dello strumento.
Ogni misura deve essere coerente con la popolazione aziendale, con gli obiettivi di retention e con le regole fiscali e contributive applicabili.
Per questo è importante non improvvisare.
Un piano welfare ben strutturato consente di valorizzare le risorse, contenere il costo del lavoro e ridurre il rischio di errori nella gestione.
Conclusione
Il welfare aziendale e i fringe benefit rappresentano, anche nel 2026, una leva importante per aziende e lavoratori.
Le soglie di esenzione, i rimborsi ammessi e l’aumento del valore dei buoni pasto elettronici offrono opportunità interessanti, ma richiedono metodo, controllo e documentazione.
Il tema non è solo riconoscere un benefit.
Il tema è costruire un sistema coerente, monitorato e sostenibile.
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